Skip to main content

Recuperiamo oggi in ottica cyber un film anni 90, periodo di sperimentazione e differenziazione nella produzione di pellicole cinematografiche.

Ambientato nel 2021, un anno ormai superato, Johnny Mnemonic è un film visionario che continua a parlare al nostro presente con una sorprendente attualità.
Diretto da Robert Longo e basato sul racconto breve omonimo di William Gibson, padre del cyberpunk e autore di capisaldi del genere come Neuromancer e Monnalisa Cyberpunk, il film si svolge in un futuro distopico in cui la società è dominata da megacorporazioni, un pò come in Dredd o Robocop.
In questa realtà il cyberspazio è una realtà concreta e la memoria umana è diventata merce di scambio.

Il protagonista, Johnny , il cui volto è quello di Keanu Reeves, e forse futuro ispiratore del Neo di Matrix, per vivere si adopera come corriere umano specializzato nel trasporto di dati ad alta sensibilità, impiantati direttamente nel cervello tramite un chip neurale.
La professione richiede necessariamente avere memoria disponibile, per questo ha rinunciato ai suoi ricordi d’infanzia per guadagnare spazio di archiviazione nella sua mente.
Questo finché non gli viene offerto un incarico estremamente pericoloso:
Un trasporto dati, che scoprirà solo a lavoro accettato essere il doppio di quanto il suo cervello possa gestire, che lo metterebbe in pericolo di morte se non dovesse riuscire nel compito e scaricare la mole di dati trasportati entro 24 ore.

Ovviamente i dati segreti fanno gola a molti, ed il corriere si troverà in fuga, braccato da sinistre figure malavitose e mercenari senza scrupoli.
Non aggiungiamo spoiler, ma l’incredibile verità intorno a quei dati suona decisamente molto attuale.

Cyber Temi: anticipazioni che oggi sono realtà

Se nel 1995 l’idea di un chip neurale sembrava pura fantascienza, oggi non lo è più. La startup di Elon Musk, Neuralink, vorrebbe impiantare i primi chip cerebrali su soggetti umani per comunicazione neurale e trattamento di patologie neurologiche. Seguendone l’esempio circolano già notizie di altre aziende che starebbero lavorando a interfacce cervello-macchina (BCI, Brain-Computer Interfaces).
In questo contesto, la figura di Johnny come “nodo umano” nella rete assume una nuova valenza: siamo davvero lontani da una società dove i corpi diventano endpoint digitali?

La pellicola anticipa anche altri temi estremamente attuali nel mondo della cybersicurezza, come il Bio-hacking e la neurosecurity.
Johnny diventa un bersaglio perché trasporta dati sensibili nel cervello. Oggi, il bio-hacking e le vulnerabilità delle interfacce neurali sono argomento di discussione reale.
Quali saranno i rischi di cyber attacchi neurali, quando un malware potrebbe compromettere una protesi intelligente o interferire con un’interfaccia neurale?

Leak e furto di dati: Se Johnny è una chiavetta USB vivente, il parallelo con gli insider threat moderni è diretto. 

La difficoltà nel proteggere dati sensibili durante il transito è un tema chiave anche oggi: si pensi al traffico di credenziali, database sanitari o segreti industriali nel dark web.

  • Overload cognitivo: L’idea che l’eccesso di dati immagazzinati nel cervello possa portare alla morte ricorda l’attuale dilemma della sovrainformazione, tra burnout digitale, tecno-dipendenza e incapacità di filtrare contenuti validi. È il lato psicologico della sicurezza informatica spesso trascurato.

Il futuro era ieri: quando il cyberpunk predice il reale

L’estetica del film è puramente cyberpunk: neon, implant, realtà virtuale grezza e città corrotte.
Eppure, dietro la patina anni ’90, si celano riflessioni sulla tecnologia che oggi sono alla base di nuove policy di cybersicurezza.

Le città dominate da conglomerati aziendali richiamano le attuali piattaforme monopolistiche del web; la dipendenza da dati riflette l’ossessione per la raccolta e profilazione da parte di aziende tecnologiche; l’hackeraggio visivo e fisico che Johnny subisce anticipa il rischio di manipolazione a livello neurale o sensoriale tramite realtà aumentata, come in casi documentati di deepfake in contesti di spionaggio.

Anche l’uso di protesi automatizzate nel film, come quelle del personaggio di Jane, è oggi un settore in rapida espansione. Dalle protesi bioniche controllate da impulsi cerebrali a braccia robotiche con feedback aptico, i confini tra umano e macchina stanno rapidamente dissolvendosi. La sicurezza di queste interfacce non è ancora garantita e costituisce una delle sfide emergenti della cyberfisica.

Auto, droni e AI: espansione del pensiero Johnny Mnemonic

Non va dimenticato che il film contiene anche critiche implicite al concetto di centralizzazione dei dati e all’automazione cieca. In un mondo in cui l’intelligenza artificiale prende decisioni, in cui le auto si guidano da sole e i sistemi si aggiornano automaticamente, chi garantisce l’integrità dei processi?

Se nel 1995 Johnny era un vettore umano, oggi potremmo vederlo come un gemello digitale o un asset in edge computing, in un’architettura dove il calcolo non è più centralizzato ma diffuso ovunque — anche nei corpi. La necessità di proteggere questi asset periferici sarà centrale per le strategie future di sicurezza.

La profezia cyberpunk quasi avverata

Johnny Mnemonic era un film visionario. Lo è ancora oggi, ma per motivi diversi. Se allora il concetto di chip cerebrale era inquietante e inverosimile, oggi è una possibilità concreta, con implicazioni etiche, legali e di cybersicurezza profondissime.

Nel futuro raccontato dal film, chi detiene i dati controlla la memoria, l’identità, perfino la sopravvivenza. Una metafora che oggi suona come un monito concreto in un mondo dove i dati personali sono il petrolio del XXI secolo. E proprio come Johnny, anche noi dobbiamo imparare a difenderli,che siano nel cloud, in un endpoint o, speriamo mai, nel nostro stesso cervello.

Articolo in collaborazione con Lorenzo Raimondo, Managing Director di Observere 

Leave a Reply