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La Corea del Sud ha consolidato la propria posizione nel panorama dell’esplorazione spaziale internazionale, attraverso l’annuncio di una strategia finalizzata alla costruzione di una base economica lunare permanente entro il 2045. Questa iniziativa, delineata dalla Korea AeroSpace Administration (KASA) durante una sessione presso la National Research Foundation of Korea a Daejeon, configura la Corea del Sud come un attore emergente nella competizione per la colonizzazione lunare.

La terminologia “base economica lunare” suggerisce un approccio orientato alla commercializzazione delle risorse spaziali e alla creazione di un ecosistema economico autosufficiente. Questa strategia va oltre i tradizionali obiettivi di ricerca scientifica, con l’obiettivo di abbracciare prospettive di sviluppo industriale extraterrestre.

Strategia e sviluppi tecnologici

La tabella di marcia presentata da KASA articola un programma quinquennale strutturato attorno a cinque missioni. Il piano strategico parte innanzitutto con l’esplorazione dell’orbita terrestre bassa con focus sulla ricerca in condizioni di microgravità, con l’obiettivo di programmare un esplorazione lunare sistematica e missioni scientifiche dedicate allo studio solare e dello spazio profondo. 

L’architettura programmatica prevede lo sviluppo di sistemi avanzati per l’atterraggio lunare controllato, piattaforme di mobilità superficiale e strutture create per l’estrazione e l’utilizzazione delle risorse lunari in situ (ISRU). 

Particolare attenzione viene posta sull’identificazione e sfruttamento dell’acqua ghiacciata presente nelle regioni polari lunari, risorsa strategica per il sostentamento di insediamenti permanenti.

Le fondamenta tecnologiche del programma lunare sud-coreano sono già in fase di consolidamento attraverso progetti di ricerca e sviluppo mirati. Il Korea Institute of Geoscience and Mineral Resources ha intrapreso attività sperimentali significative, dispiegando prototipi di rover lunari in ambienti terrestri analoghi, specificamente in miniere di carbone abbandonate. 

Le attività di testing in ambienti terrestri, analoghi a quelli lunari, costituiscono una fase cruciale per permettere la valutazione delle performance operative in condizioni di illuminazione ridotta, temperature estreme e terreni complessi che caratterizzano la superficie selenica.

Progressi e obiettivi futuri congiunti

La Corea del Sud ha già dimostrato competenze operative significative nell’esplorazione lunare attraverso la missione Danuri (Korea Pathfinder Lunar Orbiter), lanciata nell’agosto 2022. La sonda ha raggiunto con successo l’orbita lunare dopo una traiettoria di trasferimento di quattro mesi e continua a operare efficacemente, conducendo indagini scientifiche mediante una suite strumentale avanzata.

Questa missione ha fornito dati preziosi sulla morfologia lunare, composizione superficiale e condizioni ambientali, costituendo una base conoscitiva essenziale per le future operazioni di superficie. 

L’iniziativa sud-coreana si inserisce in un contesto di crescente competizione internazionale per lo stabilimento di una presenza permanente sulla Luna. 

Gli Stati Uniti, attraverso il programma Artemis della NASA, mirano alla costruzione di insediamenti lunari nel prossimo decennio, mentre la partnership sino-russa (Cina e Russia) sta sviluppando l’International Lunar Research Station con obiettivi analoghi. 

L’India ha similmente annunciato l’intenzione di costruire una base lunare entro il 2047.

Questa convergenza di timeline e obiettivi configura uno scenario di competizione strategica dove il controllo delle risorse lunari e delle posizioni geograficamente vantaggiose assume rilevanza geopolitica crescente. La capacità di stabilire una presenza permanente sulla Luna comporta implicazioni significative per il controllo delle rotte spaziali, l’accesso alle risorse critiche e la proiezione di potenza oltre l’orbita terrestre.

La visione strategica di KASA si estende oltre il sistema Terra-Luna, includendo l’ambizioso obiettivo di realizzare la prima missione marziana Sudcoreana entro il 2045. Questa strategia mira a posizionare la Corea del Sud tra le potenze spaziali di primo livello.

L’integrazione di obiettivi lunari e marziani nella medesima timeline suggerisce l’intenzione di sviluppare tecnologie e capacità operative trasferibili tra diversi ambienti planetari, massimizzando l’efficienza degli investimenti tecnologici e creando sinergie operative tra diverse missioni.