Androide: un essere artificiale progettato per replicare fedelmente l’aspetto e il comportamento umano. Dal punto di vista terminologico, il concetto di androide è comparabile a quello di “robot umanoide” e si distingue dalla generica definizione di “robot” per la sua specifica predisposizione antropomorfa e relazionale.
La morfologia umanoide degli androidi non rappresenta una semplice scelta estetica, ma costituisce un elemento funzionale. Infatti, la somiglianza antropomorfa facilita l’interazione sociale e la collaborazione con gli esseri umani, sfruttando la naturale tendenza umana a relazionarsi più facilmente con entità che presentano caratteristiche morfologiche familiari.
DIFFERENZE TRA ANDROIDI E ROBOT
La distinzione principale tra androidi e robot convenzionali risiede nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale implementata e nelle finalità progettuali. Gli androidi sono dotati di sistemi di intelligenza artificiale avanzata che consentono capacità di apprendimento adattivo, riconoscimento emotivo e risposta naturalistica alle interazioni umane. Questa configurazione tecnologica rappresenta un salto qualitativo rispetto ai robot tradizionali, caratterizzati da programmazione più rigida e funzioni prevalentemente meccaniche.
Dal punto di vista costruttivo, gli androidi contemporanei possono integrare meccanismi robotici interni con rivestimenti esterni realizzati in materiale sintetico biomimetico, capace di replicare la texture e l’aspetto della pelle umana. Questa composizione ibrida, unita a sistemi di espressione facciale articolati, permette di generare lo stato di disagio umano del “uncanny valley“. Tale termine definisce la sensazione di inquietudine derivante dalla percezione di un’entità quasi-umana riconoscibilmente artificiale.
STORIA E SVILUPPI TECNOLOGICI
Il percorso evolutivo degli androidi ha radici nella ricerca robotica degli anni Settanta, con il prototipo Wabot-1 sviluppato in Giappone nel 1973, seguito dal progetto Kismet del MIT nel 1990, primo androide capace di simulazione emotiva. Gli sviluppi contemporanei, esemplificati dalle creazioni di Hiroshi Ishiguro, hanno raggiunto livelli di realismo tali da rendere gli androidi visivamente indistinguibili dagli esseri umani.
L’evoluzione degli androidi configura scenari di trasformazione sociale ed economica che richiedono una comprensione approfondita delle loro implicazioni a lungo termine.
Infatti, secondo le analisi di Morgan Stanley il mercato globale nel campo della “scienza degli androidi” potrebbe raggiungere 5.000 miliardi di dollari, di investimenti, entro il 2050. Per lo stesso anno, è stimato che vi saranno in circolazione circa un miliardo di robot umanoidi, utilizzati principalmente per lavori ripetitivi e semplici di tipo industriale.
Il divario competitivo tra diverse aree geografiche, particolarmente evidente nel confronto tra Cina e Stati Uniti, suggerisce la necessità di strategie coordinate per gestire l’impatto sociale di questa rivoluzione robotica.
I dati di Morgan Stanley suggeriscono, infatti, che entro il 2050 la Cina avrà fino a 302,3 milioni di robot umanoidi in uso, mentre gli Stati Uniti la seguiranno con soli 77,7 milioni.
CAMPI DI APPLICAZIONE
Nonostante sia comune pensare che in un futuro utopico tutti noi avremo un robot umanoide a uso domestico, il report di Morgan Stanley prevede che in realtà questa pratica sarà graduale, con circa 80 milioni di unità nelle case entro il 2050. Le motivazioni legate a queste previsioni sono i costi attuali, che scenderanno vertiginosamente tra 25 anni, ma non abbastanza da renderli accessibili alla fascia medio-bassa della popolazione.
Oltre che nell’ambiente domestico, gli androidi trovano applicazione in diversi settori attraverso implementazioni tecnologiche specifiche.
Nel comparto manifatturiero, vengono impiegati per operazioni di assemblaggio automatizzato, ispezione qualitativa mediante sensori ottici avanzati e movimentazione di materiali lungo le linee produttive. Nel settore logistico, umanoidi come Boston Dynamics Atlas eseguono algoritmi di manipolazione per operazioni di pick-and-place, gestione automatizzata degli ordini e sorting attraverso sistemi di riconoscimento visivo.
Tra esempi di robot umanoidi creati per implementare l’educazione e l’interazione vi è AlterEgo, ideato per avere la capacità di interagire con gli esseri umani.
Infine, in ambito sanitario, è proprio l’azienda Oversonic ad aver creato il primo robot umanoide cognitivo RoBee in grado di contribuire ad aiutare il personale medico in strutture ospedaliere. Le sue capacità non si limitano soltanto ad assistere i pazienti per i loro bisogni primari, ma anche a creare e monitorare terapie di riabilitazione cognitiva.